lunedì 6 luglio 2015

Ironman Nizza 2015 - Il racconto di DOC Ale

Dopo il grande racconto da brividi di Marco... eccone un altro, quello del mitico DOC Ale Lo Curto che ci fa rivivere una sfida interminabile, dove la sua grande forza di volontà l'ha portato a varcare la finish line... non come voleva lui... ma per me lui ha vinto contro il DRAGO!

La lunga lotta contro il drago
Le imprese sportive, di qualunque portata esse siano, finiscono per diventare dei possenti viaggi nell’ego. Quello che è accaduto al mio corpo e alla mia anima quel tranquillo weekend d’inizio estate è inenarrabile. Ma ci provo comunque.
Amo Nizza con tutto il mio cuore. Stranamente il Drago mi ha lasciato libero di scegliere il territorio della nostra contesa. Mi ha fatto quasi tenerezza, il Drago, per questo suo tentativo di concedermi un misero punticino di vantaggio. Ma il Drago non dà niente per niente, è come uno spregevole strozzino, rivuole indietro tutto ciò che ti concede, con interessi micidiali. E se non paghi, allora gioca sporco, si prende tutto te stesso, svuota ogni nanogrammo della tua energia e della tua determinazione, portandoti dove crede tu meriti di andare: nella polvere. Se invece paghi, quando ti ha salassato anche dell’ultima goccia di sangue, si compiace nel troneggiare su di te che agonizzi ai suoi piedi, ma incredibilmente…sorride. Sorride perché sei stato forte e leale con lui e con te stesso, non mostrando spavalderia ma affrontandolo a viso aperto, rispetta il tuo coraggio nell’averci anche solo provato, condivide la tua gioia nell’esserci riuscito, e fa entrare quel sorriso nella tua anima, per non uscirne mai più, portandoti dove crede tu meriti di andare: a prenderti un sogno.
La mia macchina procede verso il sud della Francia, il mio viaggio passa attraverso luoghi che conosco fin troppo bene, marchiati a fuoco dentro di me per le fortissime emozioni che hanno saputo darmi e ancora mi danno. Lungo la striscia d’asfalto che costeggia le spiagge della Liguria di Ponente, d’un tratto i cartelli stradali iniziano a parlarmi in francese. Adesso è davvero troppo tardi per tornare indietro, ho ufficialmente raccolto la sfida del Drago. Ho avuto l’occasione di ripensarci e di scappare, ma farlo ora mi costerebbe la vita, al Drago non piacciono i vigliacchi e i millantatori, non ama chi prima tira il sasso e poi nasconde la mano. Devo proseguire, come se non ci fosse un domani.
Lungo la Promenade Des Anglais, il nome del Drago si legge ovunque, anche negli occhi della gente, sulle visiere dei cappellini, sul dorso degli zaini, sulle t-shirt…è il decimo compleanno del Drago di Nizza, e da queste parti hanno intenzione di festeggiarlo per bene.
Le quattro mura della mia camera d’albergo mi si stringono addosso, non riesco a stare al chiuso, fa caldo, devo uscire. I miei commilitoni sono in giro, li incontro a scaglioni, chi va a rendere omaggio al Drago comprando un gadget in suo onore (come se lui si lasciasse corrompere!!!) e chi si procura le armi necessarie per combatterlo. Vedo nei loro occhi la stessa luce che loro vedono nei miei, hanno la stessa voglia di incontrare il Drago e di misurarsi con lui nella più epica delle battaglie.
Sono un maniaco dell’ordine, ma devo desistere, non riesco a pensare a niente tranne all’ovatta che ho nella testa. Ascoltare la mia musica del cuore non serve a stemperare l’ansia e la tensione, così, dopo pranzo, passeggio per qualche ora in mezzo agli innumerevoli fan del Drago prima di portare il mio cavallo in scuderia.
Il mio cavallo scalpita, non vede l’ora di affrontare il Drago. E’ il mio compagno fedele di tante avventure oramai da due anni, un purosangue marca Specialized rosso fuoco, con un cuore Dura-Ace dai battiti indomiti, e quel cuore batte ora all’unisono con il mio. Parlo spesso col mio cavallo, siamo in simbiosi, finora non mi ha mai tradito lasciandomi a piedi in mezzo a qualche landa desolata e squassata dal sole o dalla pioggia, e so che non lo farà neanche domani. Ha voglia di combattere, il mio cavallo, sa quanto sia importante per me questa battaglia, e dopo un lunghissimo giro per le montagne della Costa Azzurra mi riporterà sano e salvo a Nizza, per lo scontro finale.
Dopo aver salutato il mio destriero, lasciandolo nelle mani sapienti degli stallieri nizzardi, ho bisogno di sentire il mare. Una parte della battaglia avrà luogo in acqua, così voglio prendermene un assaggio. Mi lascio cullare dalle onde, la gente mi osserva incuriosita, alcuni ragazzini notano il braccialetto del Drago al mio polso destro e mi stringono la mano, quasi a volermi dare un estremo saluto.
Le tenebre calano sul luogo della battaglia, il mio corpo e la mia anima cominciano a fondersi, a diventare tutt’uno sotto il cielo stellato. Rimarrei volentieri a vedere il bacio di Venere e Giove, ma devo riposare, al Drago non piacciono i tiratardi e mi costringerà a levarmi prima dell’alba.
Al momento della partenza verso la scuderia, i miei compagni di battaglia mi affiancano, camminano fieri e impettiti, anche se sanno fin troppo bene che il Drago non si lascia impressionare dalla statura e dal petto in fuori. A lui interessa quello che hai dentro, non quello che cerchi di far trasparire da fuori. Mando un saluto al mio cavallo, un’ultima carezza affettuosa, prima di indossare l’armatura di neoprene e scendere verso il primo campo di battaglia, dove i miei luogotenenti, a bordo di moto d’acqua, gommoni e canoe, aspettano.
Finalmente, la prima battaglia ha inizio. E’ una fase di studio, non è ancora il momento di sferrare colpi importanti. Le condizioni del mare sono ottimali, l’acqua scivola sulla mia armatura in maniera naturale, la lotta inizia a farsi entusiasmante, il Drago comincia a studiarmi, mi guarda con rispetto mentre, a larghe bracciate, mi avvicino sempre di più alla scuderia, da dove partirà la battaglia vera e propria, quella a cavallo.
Il mio destriero scalpita più di ieri, non mostra nervosismo, è impaziente di partire. In pochi battiti di cuore, il GPS segna già 15km, sono fiero e rilassato, consapevole dei miei mezzi, sto vincendo la mia battaglia!!! Ma ecco che il Drago intuisce un filo di spavalderia sul mio viso e decide d’iniziare a farmi del male. Chiama in aiuto un suo fedele alleato, il Fuoco, e dai più profondi recessi del suo essere mi investe con potenti fiammate, senza pietà, raggiungendo l’apice della sua forza distruttiva al Col De l’Ecre, dove riesce a ferirmi per la prima volta. E’ una ferita grave, il piede sinistro, che mi ruppi quattro anni fa, manda sinistre fitte di dolore. Per fortuna, al check-point cronometrico, i miei luogotenenti hanno portato la mia sacca bianca, così riesco a ristorarmi quel tanto che basta per riprendere a combattere. Avevo paura che il Drago fosse sleale, che scegliesse di colpirmi mentre ero debole e depauperato, invece, tutto sommato, è un avversario leale, non ficca coltelli nella schiena in mezzo alle scapole, non usa l’arma della vigliaccheria per piegare il coraggio e la determinazione. Ma il Drago sa come indebolire l’avversario, e, pochi km dopo, erge davanti a me una rampa della quale non avevo memoria. Il Fuoco continua a colpirmi, nonostante cerchi di contrastarlo con il suo acerrimo nemico, l’acqua, e il Drago, intuendo la mia tenacia, se ne compiace e comincia ad entrarmi dentro, invadendo pian piano i profondi recessi della mia anima, finchè, al culmine della mia sofferenza, in forma di suadente demonio tentatore, cerca di convincermi a smettere di lottare. Prima di scollinare per la seconda volta in meno di due ore, vorrei smontare da cavallo e mettere fine alla lotta, ma il Drago ama solo gli avversari meritevoli, il suo occhio è puntato costantemente su di me, così non accetto di piegarmi, continuo a lottare, metro dopo metro, km dopo km, finchè Nizza si profila di nuovo all’orizzonte.
Con la testa fra le mani, faccio un inventario delle forze che mi sono rimaste, durante i minuti di tregua che il Drago mi concede. E’ là fuori, lo sento, ed è pronto ad avvolgermi con le proprie spire nella terza e ultima battaglia. Comincio a correre, il suo alito di fuoco mi fa sudare sangue, ormai è una guerra di nervi. Intuisco una certa inquietudine nell’occhio del Drago, come se iniziasse a provare timore reverenziale per questo minuscolo soldatino disposto a soffrire fino all’ultimo pur di non venire fermato dalla sua potenza. Sembra aver esaurito tutte le sue risorse, non sa più che altro fare per mettermi in difficoltà, se non provare a sfidarmi sul mio stesso terreno: la testa. Il Drago sa che competere con me sul piano fisico lo porterà alla sconfitta, sa che ho conservato abbastanza energie per arrivare in fondo e sconfiggerlo, così cerca di minare la mia tenacia, pianta il seme del dubbio nella mia testa, la mia determinazione vacilla. Ora so, buttando un occhio al GPS oramai scarico, che non c’è più tempo per finire, e la mia testa si spegne come una radio…è finita, non arriverò mai in tempo, il Drago ha vinto…e invece no, improvvisamente, tre angeli custodi, uno in bicicletta e altri due di corsa, iniziano a muoversi al mio fianco…tieni duro, il Drago ti sta sconfiggendo sul tuo stesso terreno, non permetterglielo, continua a correre, riprenditi l’anima che lui voleva strapparti…così, con gli angeli al mio fianco, continuo a correre, la finish-line si profila all’orizzonte…e finalmente lo vedo, il Drago, in carne e ossa, appollaiato su uno stipite, in forma di una gigantesca IM rosso fuoco…non voleva perdersi la mia disfatta, invece assisterà al mio trionfo…col fiato spezzato dall’emozione, supero uno sbigottito Drago e taglio il traguardo.


Rannicchiato su me stesso, con la testa in mezzo alle gambe, finalmente piango. Il Drago s’intenerisce, si accoccola di fianco a me, mi circonda le spalle con una delle sue possenti ali. Pronuncia parole in francese, non lo capisco, le orecchie mi fischiano…credo stia dicendo qualcosa tipo: ‘‘Guerriero, oggi abbiamo vinto entrambi. Sei stato un grande avversario, ti sei guadagnato il mio rispetto. Fra un anno, se te la senti di sfidarmi ancora, io ti aspetterò…ma ricordati, l’anno prossimo ci sarà un solo vincitore’’.
Il Drago improvvisamente scompare.
Mi lascia lì, fra lacrime e sudore, a leccarmi le ferite che mi ha inflitto durante questa lunghissima giornata campale.

Forse ci vorrà tempo per comprendere pienamente il senso di quest’immane fatica, ma già adesso penso che anche solo concedersi di lottare contro i propri limiti ti dà una chance per valicarli.

Qualunque sia la sfida, che si chiami Drago o che si chiami vita.

IRON-DOC Alessandro Lo Curto

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